Juniperus Chinensis var.Formosana

Seguire l’istinto!

Esperienza su un ginepro taiwanese

Capita spesso di essere affascinati da una pianta senza saperne il perché. qualcosa attira il tuo sguardo e comincia a stimolare la fantasia. Niente è a fuoco di quello che sarà, sai solo che c’è un tesoro dentro, ma non l’hai ancora trovato. non sai nemmeno dove o come cercarlo, ma sai che c’è! In questi casi ti affidi al quel non so che, a quel formicolio sulle mani, al tuo cuore…al tuo istinto primordiale!

È più o meno quello che ho provato quando ho visto questo ginepro la prima volta. Ci girai intorno non so quante volte, cercando di visualizzare la futura forma, senza riuscirci.

A luglio del 2009 acquistai questo ginepro taiwanese più per una scelta di cuore che per una fredda analisi estetica/economica.

Il ginepro è di dimensioni generose al punto che a fatica entrava nel mio vecchio furgoncino giallo!! Si tratta di un ginepro taiwanese in ottimo stato di salute con un vaso di ridotte dimensioni. Il terreno è già ben compatto e pieno di radici, ma la vigoria della vegetazione conferma l’ottima salute del bonsai.

Come mia prassi, coltivo per almeno un anno ogni nuova pianta, in modo da conoscerne le caratteristiche e prepararla al meglio all’inizio della lavorazione.

A giugno 2010 mi organizzo per il primo lavoro di pulizia, ancora ignaro di ogni sviluppo futuro del materiale. L’unico modo di operare era quello di cominciare a pulire, a scoprire qualche indizio, qualche traccia che mi portasse a scoprire la mappa del tesoro…o il tesoro stesso.

È un lavoro lento e meticoloso. Il tronco è molto sporco e la corteccia nasconde alcuni ritiri di linfa che ho interesse a mettere in evidenza.

In questi casi si comincia a pulire la corteccia con un coltello alzando e eliminando le scaglie più grandi. Si continua poi con le spazzole di acciaio e di ottone. Non è necessario andare oltre nella levigatura della corteccia. Siamo ancora in una fare preparatoria e non ha senso spingere la pulizia a un livello di dettaglio che ci compete solo in fase di rifinitura. Per il momento è sufficiente evidenziare il colore rosso della corteccia e i dettagli del tronco. Così facendo ottengo anche un altro obiettivo importante ovvero l’evidenziazione dei ritiri di linfa esistenti e dei relativi shari.

Per fare questo mi aiuto con sgorbie e piccole lame ben affilate. Preferisco lame rigide e non morbide e flessibili come quelle dei cutter. In questa fase mi limito a evidenziare solo quello che già esiste: jin, shari, pieghe, cicatrici, ecc.

Anche la vegetazione ha bisogno di una buona pulizia. Elimino le parti deboli e aghiformi (normalmente all’interno della chioma a alla base dei rami) lasciando la vegetazione a scaglie e vigorosa (normalmente posizionata sulla punta dei rami). Così facendo mi resta solo la vegetazione migliore e quella che in definitiva deve essere utilizzata.

La pianta pulita sembra già diversa e cominciano a affiorare alcune idee!

A novembre 2010, in occasione di un incontro dell’Accademia, è eseguito il primo step vero e proprio su questa pianta.

La prima cosa da fare è disegnare e creare i nuovi shari. Per fare questo abbiamo vari sistemi a disposizione. Possiamo per esempio controllare la superficie del legno e cercare avvallamenti che possono indicarci dei parziali ritiri di linfa. Un altro sistema è unire o allungare più shari esistenti. Infine possiamo semplicemente incidere longitudinalmente la corteccia creando fessure lunghe e strette.

Sgorbie, scalpelli, pinze e fessuratrice sono gli attrezzi più adeguati. Cerco sempre di evitare gli attrezzi elettrici per quanto possibile!

Se, facendo leva con l’attrezzo, si dovesse danneggiare la corteccia sarà sufficiente collocare un pezzo di gomma dura tra attrezzo e corteccia per scongiurare qualsiasi danno.

Il lavoro più impegnativo su questa pianta riguarda l’avvicinamento della vegetazione al tronco. I rami, ormai grossi, non permettono facilmente questa manovra. Dovremo, attraverso l’eliminazione di fasci legnosi, indebolire la resistenza dei rami principali in modo da renderli modificabili. Esistono varie tecniche: in questo caso è stato deciso di asportare fisicamente le fibre di legno in eccesso con l’utilizzo di una fessuratrice. Tutta l’operazione prevede lo sfibramento e l’asportazione delle fibre in eccesso, fino a che il ramo non risulta cedevole.

Una volta fatto questo, lo dobbiamo proteggere con una stretta rafiatura e successiva gommatura. Infine si applica il filo di rame. Le prime due pieghe sono state eseguite con questa tecnica.

La terza piega viene fatta sul ramo che rimane dopo l’asportazione del grande ramo in alto. Dopo averlo tagliato per metà viene strappato in modo da creare uno shari e togliere consistenza al ramo rimanente per la successiva piega.

Talvolta, come in questo caso, si rende necessario proteggere il ramo da piegare con un “salsicciotto” di rafia e filo di rame. È un modo per dare consistenza al ramo e permettere una protezione maggiore.

Durante il primo lavoro vengono quindi eseguite tre pieghe drastiche che permettono il compattamento di tutta la vegetazione. Naturalmente non andiamo oltre per questa volta. Non è infatti il caso di stressare ulteriormente la pianta con ulteriori legature.

A questo punto appare evidente il progetto che si vuole realizzare: un bonsai in stile kengai.

A settembre 2011, a un anno di distanza dal primo step, tutto procede al meglio. Tutti i rami hanno reagito bene ed è arrivato il momento di togliere le protezioni.

Un mese dopo, in occasione di una dimostrazione, il ginepro viene rimesso sul banco di lavoro.

Dopo la classica operazione di pulizia della corteccia e della vegetazione, si comincia a proteggere la ramificazione per le nuove pieghe. Rafia e gomma vengono avvolte sui rami più grandi in modo da operare tranquillamente.

Durante questa lavorazione mi avvalgo del prezioso aiuto di Michele e Bruno che, per l’occasione, si sono resi disponibili nella realizzazione di questo ginepro.

Il filo viene posizionato su tutti i rami, anche quelli più fini. Tutta la vegetazione è disposta in modo da ricevere aria e luce e naturalmente in modo da creare palchi fogliari adeguati. Oltre ad accentuare le vecchie pieghe, procedo alla disposizione di tutta la ramificazione terminale ottenendo un risultato finale con un adeguato dettaglio.

Finalmente, dopo due anni dall’arrivo di questa pianta, si comincia a intravedere il suo cammino: Una cascata di generose proporzioni in cui fanno bella mostra di se’ due ten-jin molto lunghi e articolati.