Ginepro

GINEPRO ITOIGAWA

Dal 2005 questo ginepro itoigawa è entrato a far parte della mia collezione. Si tratta di una margotta di generose dimensioni, debitamente preparata e coltivata in un capiente vaso di plastica. Le dimensioni del tronco e il movimento della pianta, unite alla qualità della vegetazione sono stati i motivi che mi hanno fatto procedere all’acquisto. La scaglia si presenta fine e di un verde brillante e inoltre sono già presenti alcuni shari importanti, uno dei quali termina in un jin apicale

Adoro i ginepri! Mi piacciono i colori, il tipo di scaglia, l’elasticità dei rami e la lavorabilità del legno secco. Gli ingredienti per divertirsi ci sono tutti!

Come faccio sempre, preferisco coltivare per almeno un anno ogni nuovo arrivo…e così è stato. Preferisco infatti preparare personalmente la pianta alla prima lavorazione

A maggio 2006 il ginepro è sul mio tavolo di lavoro.

Come sempre la prima fase è quella della pulizia: si parte dalla corteccia asportando le scaglie più grandi con la lama di un coltello per poi proseguire con spazzole di acciaio e ottone. Il colore della corteccia diventa di un bel marrone…liscia e pulita. In questa fase non mi curo della lavorazione del legno ma della sola evidenziazione delle vene secche. Il liquido jin termina quest’operazione. La pulizia continua sulla vegetazione: si accorciano i rami più lunghi e si tolgono le scaglie deboli e ascellari. L’obiettivo è di selezionare solo la ramificazione più vigorosa.

La pianta pulita si presenta subito diversa, mettendo in risalto pregi e difetti. Adesso l’analisi e la progettazione è molto più semplice.

L’idea è di inclinare il ginepro verso sinistra e ruotarlo in avanti per avere una migliore proiezione del tronco verso l’osservatore. Si apre la vegetazione disponendo i rami lungo il tronco. Il risultato finale è una pianta inclinata e come tutti i bonsai di questo stile si può osservare la tipica disposizione dei rami: molto distesa sulla parte sinistra (la parte a favore dell’inclinazione) e molto compatta e attaccata al tronco nella parte destra (la parte opposta all’inclinazione).

Dopo un anno di crescita pressoché libera, è arrivato il momento del rinvaso. Lo stato delle radici è ottimo e conferma che si tratta di una margotta. Un problema evidente è la disposizione delle radici. Gran parte di queste si trovano sul retro e per questo motivo non riesco a porre il ginepro con l’angolazione che vorrei. Pulisco il ceppo di radici eliminando quasi tutta la vecchia terra (akadama al 100%). Il nuovo terreno è composto da pomice, akadama e una piccola percentuale di lapillo vulcanico.

Nel 2008, dopo un anno e mezzo dal rinvaso, comincio il lavoro sulla legna secca. Osservo la superficie del legno: sono presenti segnali importanti che aiutano in questa lavorazione. Piccole fratture o crepe sono il punto di partenza per disegnare sul tronco nuovi canali e particolari. Prediligo l’utilizzo di attrezzi manuali, ma in questo caso sono ricorso all’uso di una piccola fresa per togliere legno dalle zone più difficili da raggiungere.

Ad aprile del 2009 procedo alla seconda modellatura. Viene innanzitutto eliminato il jin apicale per poi continuare con la creazione di piccoli shari. Successivamente si passa alla filatura e stesura dei rami. Visto la minore inclinazione del tronco rispetto al primo step, i rami avranno un posizione meno distesa e più compatta e vicina al tronco. Le masse vegetative gli saranno disposte intorno quasi ad accarezzarlo.

Per quanto riguarda la filatura, è estesa a tutta la ramificazione periferica in modo da ottenere un risultato finale molto preciso. È mia abitudine fare un piccolo anellino nella parte terminale del filo da collocare sotto il ciuffo. In questo modo posso alzare la vegetazione terminale ottenendo un maggiore volume e un profilo inferiore più pulito.

Con la pinzatura primaverile i palchi tendono a infoltirsi e a creare volumi vegetativi morbidi e compatti. Normalmente è sufficiente eliminare a forbice o con le dita il nuovo getto senza ricorrere a una pinzatura su tutte le punte. Così facendo si evita di arrestare la crescita della vegetazione. Diventa importante rifinire sempre i profili dei palchi, soprattutto quelli inferiori. Lo sguardo finale del bonsai, metterà in evidenza un gran quantità di piccoli palchi ben definiti. A questo proposito vorrei porre l’accento sull’importanza di dividere ogni palco in tanti piccoli sottopalchi. Così facendo l’albero apparirà molto più vecchio e definito.

A gennaio del 2010 faccio un passo in avanti nella lavorazione del legno secco. In quest’ occasione utilizzo solo sgorbie e scalpelli. Le punte degli attrezzi entrano nel legno e tolgono materia. Il lavoro è lento ma preciso e naturale. Il vuoto e il legno si alternano disegnando ombre e linee nuove.

Alla fine, con l’utilizzo di una fiamma e una spazzola, vengono levigate le superfici legnose.

 

Nella primavera del 2010 procedo a un secondo rinvaso. Il bonsai è ruotato di qualche grado in avanti e verso sinistra in modo da esaltare il movimento del tronco. La miscela del terreno è la stessa del primo rinvaso ma il vaso utilizzato è leggermente più basso e largo del precedente.

Arrivato a gennaio del 2011 sono pronto per la terza impostazione. La pianta si presenta in salute nel nuovo vaso e con la legna secca lavorata. Evito il più possibile l’utilizzo di fili di grosse dimensioni. La filatura in questi casi deve riposizionare solo la vegetazione terminale ricorrendo ai tiranti per lo spostamento dei rami primari e secondari. Si rifiniscono i profili, si compattano le masse, si entra sempre più nel dettaglio del palco. Il lavoro è molto minuzioso, si lavora con forbici e fili sempre più sottili cercando di mantenere la naturalità della vegetazione. Un lavoro minuzioso…ma affascinante.

Quando si arriva a una modellatura molto dettagliata, si gioca con piccoli spostamenti del verde. A differenza di una prima lavorazione, dobbiamo migliorare un qualcosa già buono e definito. Si hanno a disposizione centinaia di rami, ognuno con un ciuffo di verde, ognuno da disporre nel migliore dei modi….o anche da eliminare. Un gigantesco puzzle dove i pezzi sono composti da tutti i rami….e noi non possiamo che cominciare a giocare!